Il futuro dell'Arte Scenica

di Vittoria Lìcari

La mia recente esperienza di componente la commissione della sessione riservata del concorso per l'immissione in ruolo dei docenti precari è stata occasione di riflessione sulle possibilità di sviluppo di questa disciplina in vista dell'attuazione della riforma dei Conservatòri.

Il confronto con i colleghi - sia commissari che esaminandi - ha messo in luce innanzitutto la necessità di anticipare l'inizio del corso rispetto al biennio superiore della scuola di canto, il che viene peraltro già attuato più o meno ufficialmente in diversi istituti, compreso quello mantovano; è assolutamente illogico che l'allievo cantante si concentri per tre o quattro anni solo sull'emissione della voce, quasi ignorando di avere un corpo, la presa di coscienza del quale produce effetti tanto più positivi sullo studio tecnico-vocale e sull'evoluzione della voce stessa quanto più precocemente viene attuata. La pratica di palcoscenico dev'essere però supportata da un esercizio fisico costante e praticato con metodo; il Conservatorio del futuro dovrebbe essere dotato di corsi di educazione fisica differenziati a seconda delle necessità legate ai vari tipi di studio e - nella fattispecie della scuola di canto e arte scenica - del corso di scherma e di quello di danza, utilissimi per l'acquisizione di un bel portamento e indispensabili per affrontare le situazioni sceniche più complesse senza dover fare ricorso a espedienti improvvisativi ormai inaccettabili.

Quelle appena illustrate, però, non sono altro che le premesse minime indispensabili per affrontare l'attività teatrale con la sicurezza che deriva da una solida preparazione, per cui l'esercizio fisico, generale e specifico, pur costituendo elemento basilare della materia e necessitando di pratica regolare, rappresenta solo le fondamenta della struttura con cui intendo identificare la materia in oggetto, alla cui sommità si trova l'interpretazione, parola il cui significato mi piace intendere nel senso di traduzione dal linguaggio, sostanzialmente criptico, della partitura e del libretto, a quello uditivo e visivo accessibile a chiunque voglia fruirne: ecco quindi che si presenta la necessità di approfondire lo studio della lingua italiana in relazione alle forme arcaiche e desuete che continuamente si riscontrano affrontando la lettura di un libretto d'opera dalle origini all'inizio del '900. E' indubbio che l'obbligo - previsto dalla legge di riforma - di conseguire un diploma di scuola media superiore per poter accedere alla fascia alta e specialistica dell'istruzione musicale rappresenti, per quanto riguarda la preparazione culturale di base dei futuri cantanti-attori (giacché è così che mi piace chiamarli), un passo avanti rispetto alla situazione attuale, dove uno studente può arrivare al termine della frequenza al Conservatorio con la sola licenza media inferiore; mi sembra peraltro ovvio che la scuola di canto del futuro - assieme a tutti i corsi afferenti - debba essere collocata interamente all'interno di tale ambito superiore, tenendo conto del fatto che lo studio professionale del canto non può essere intrapreso, per motivi fisiologici, prima della fascia d'età compresa fra i sedici e i diciotto anni.

A questo proposito, anzi, sarei personalmente dell'avviso di estendere a otto gli anni di cui si compone la scuola di canto: i primi tre potrebbero costituire un corso propedeutico coincidente con gli ultimi tre anni della scuola media superiore, mentre ai successivi cinque si potrebbe dare la configurazione di un corso universitario vero e proprio. Nel primo triennio dovrebbe rivestire particolare importanza lo sviluppo delle potenzialità fisiche degli allievi, attuato attraverso un intenso programma di educazione fisica generale e specifica; sarebbe inoltre opportuno inserire in questa fase lo studio dell'anatomia umana, con particolare riguardo al funzionamento dell'apparato respiratorio e di quello fonatorio e alle metodologie di prevenzione e cura delle patologie a essi inerenti. Inducendo nell'allievo una sempre maggiore conoscenza del proprio corpo e una sempre maggiore fiducia nelle proprie capacità fisiche, sarebbe molto più semplice fargli cominciare a esercitare la voce su basi "sane", vale a dire prive di quelle sovrastrutture dovute a comportamenti errati che molto spesso creano gravi difficoltà nello sviluppo vocale. A proposito di sovrastrutture e comportamenti errati, è proprio questa la fase in cui riterrei opportuno introdurre i giovani all'ortoepia della lingua italiana, per controbilanciare eventuali influenze derivanti dagli usi linguistici locali e familiari. Giunto alla fascia che, per comodità di linguaggio, chiamerò universitaria avendo equilibratamente sviluppato la voce e il corpo - che, non dimentichiamolo, è lo "strumento" mediante il quale la voce viene prodotta e trasmessa - lo studente di canto dovrebbe cominciare a "finalizzare" la propria preparazione; è a questo punto che, sul piano dell'esercizio fisico, si potrebbero inserire la scherma e la danza. A proposito di quest'ultima disciplina, credo sarebbe utile articolare il corso in modo tale da fornire all'allievo una panoramica sull'evoluzione di quest'arte dal tardo rinascimento ai giorni nostri e penso che altrettanto si dovrebbe fare per quanto riguarda la gestualità che, specialmente in determinati ambienti e momenti storici, non era tanto affidata all'estro dell'interprete, quanto a regole e a simbologie ben precise.

Grande importanza dovrebbe essere attribuita allo studio della drammaturgia musicale, materia che, fornendo al cantante-attore una metodologia di lettura particolarmente profonda e articolata del rapporto che lega musica e libretto, apre possibilità di interpretazione ampie e alternative sia sul piano scenico, sia su quello vocale.

Lo studio della storia del teatro drammatico, della storia del teatro d'opera, della storia del libretto d'opera e della storia della musica è tanto intuitivamente importante per la formazione di un futuro cantante-attore che non mi pare il caso di giustificarne l'inserimento nel progetto didattico qui descritto; altrettanto si può dire per quanto riguarda la storia della moda e del costume teatrale e la storia dell'arredamento, argomenti già presenti negli attuali programmi - come, peraltro, la storia della musica - che andrebbero però inseriti in un più generale discorso riguardante la storia dell'arte, con l'aggiunta di nozioni di storia della scenografia e dell'architettura teatrale.

Un discorso a parte merita invece lo studio della recitazione inteso come studio della voce recitante parlata. Il cantante-attore completo deve saper usare la propria voce in qualsiasi modo gli venga richiesto da qualsivoglia esigenza artistica; in un'epoca in cui la sperimentazione teatrale viene portata a limiti di estrema audacia gestuale e vocale si assiste ancora al penoso spettacolo di soprani che "piagnucolano" la lettera della Traviata (e mi limito, con ciò, a citare il più comune degli esempi in proposito). Ecco perché sarebbe tanto importante che lo studente di canto del "dopo-riforma" imparasse veramente a recitare testi drammatici e non solo, come accade oggi, una poesia a memoria; in questo modo si abituerebbe, fra l'altro, a fare a meno del sostegno orchestrale e non avrebbe quindi difficoltà a gestire le pause e i silenzi. L'apprendimento dei principali metodi storici di recitazione dovrebbe, ovviamente, essere alla base di questa pratica.

Non si può tralasciare la pratica del trucco di scena, così come l'arte di presentarsi al pubblico - il cosiddetto look - in occasione di concerti, concorsi, audizioni o apparizioni televisive, in quanto, al di là delle esigenze di scena, deve essere considerata una vera e propria forma di comunicazione non verbale.

"Last, but not least" lo studio, per l'appunto, delle lingue straniere che più frequentemente il cantante-attore può incontrare nell'ambito del proprio repertorio. Presupponendo l'avvenuto apprendimento di almeno una lingua straniera durante il percorso scolastico precedente, si potrebbe ipotizzare lo studio abbastanza approfondito di almeno altre due lingue di uso frequente nella letteratura vocale e delle nozioni basilari di grammatica e ortoepia delle altre. Dando per scontata, per esempio, la conoscenza scolastica dell'inglese, l'allievo dovrebbe essere avviato a uno studio abbastanza approfondito del francese e del tedesco e a un apprendimento delle basi delle lingue spagnola e russa, che potrebbe approfondire qualora lo desiderasse; sarebbe peraltro auspicabile che il Conservatorio potesse disporre di una rete di consulenti linguistici consultabili da docenti e allievi nel caso in cui fosse necessario affrontare testi in lingue meno conosciute - ma pur sempre presenti nella tradizione del teatro musicale e della letteratura vocale dell'occidente - come il ceco, il polacco etc.

Si potrebbe operare un'ulteriore suddivisione, all'interno del livello universitario, fra un triennio comune e un biennio specialistico, che lo studente potrebbe configurare in relazione ai propri interessi specifici e, in particolare, all'impostazione del programma dell'esame di laurea; il piano di studi di quest'ultimo biennio potrebbe inoltre contenere anche materie "alternative", quali, per esempio, operetta e musical.

Mi sembra, a questo punto, evidente che continuare a definire l'arte scenica come una "materia complementare" sia fuori luogo; già allo stato attuale dei fatti balza agli occhi la lampante assurdità insita nel chiamare in questo modo una materia tanto complessa e composita da essere stata definita da un noto regista "un piccolo DAMS". La speranza di tutti noi docenti di Arte Scenica è che la nostra disciplina diventi materia fondamentale per gli studenti che frequenteranno il nuovo "corso di laurea" in canto e che possa anche essere scelta come corso di laurea a sé stante. L'orientamento emerso dagli scambi di opinioni intercorsi durante i lavori del concorso cui dianzi accennavo mira però anche a nuovi orizzonti, come la creazione di corsi di regia lirica teatrale e televisiva, di ripresa audio e video e di tutte quelle specializzazioni che le nuove tecnologie dovessero rendere di interesse immediato per la creazione di nuove professionalità: istanze, queste, che sono state segnalate al competente Ministero nella relazione conclusiva. Ciò comporta che il futuro corso fondamentale di Arte Scenica debba essere obbligatorio per gli allievi della scuola di canto, ma frequentabile anche da tutti quegli studenti che intendano inserirlo nel loro piano di studi.
La mia convinzione, che so condivisa da molti colleghi, è che il potenziamento di questa disciplina potrà costituire uno dei punti di forza dei futuri istituti superiori di istruzione artistica, poiché come nessun'altra presenta le caratteristiche adatte per stabilire un proficuo collegamento fra cultura musicale, teatrale, umanistica, scientifica e tecnica.

IPOTESI DI PROGRAMMA GENERALE DELLA NUOVA SCUOLA DI ARTE SCENICA
(il numero delle ore indicate per ogni corso s'intende settimanale)

Corso propedeutico (coincidente con il triennio della scuola media superiore):

  • Educazione fisica generale 3 ore
  • Anatomia e fisiologia 1 ora
  • Ortoepia 2 ore

Corso universitario (primi tre anni del quinquennio):

  • Educazione fisica generale 2 ore
  • Scherma 1 ora
  • Danza 1 ora
  • Ortoepia 1 ora
  • Drammaturgia musicale 1 ora
  • Storia del teatro d'opera 1 ora
  • Storia del teatro drammatico 1 ora
  • Storia del libretto d'opera 1 ora
  • Storia dell'arte, del costume etc. 1 ora
  • Esercitazioni pratiche di scena 2 ore per la lirica e 1 per la prosa
  • Esercitazioni di trucco 1 ora
  • Lingua straniera 1 2 ore
  • Lingua straniera 2 2 ore
  • Nozioni di lingua straniera 3 1 ora
  • Nozioni di lingua straniera 4 1 ora

Corso universitario (ultimi due anni del quinquennio)*

  • Educazione fisica generale 2 ore
  • Scherma 1 ora
  • Danza 1 ora
  • Esercitazioni pratiche di scena 3 ore finalizzate alla preparazione dell'esame di laurea
  • Esercitazioni di trucco 1 ora
  • Musical 2 ore
  • Operetta 2 ore

La diminuzione di ore curricolari rispetto al triennio precedente rende possibile l'eventuale inserimento - o approfondimento - di materie a discrezione dello studente, per fini di specializzazione legati alla preparazione dell'esame di laurea.
Appare chiaro come, in una simile situazione di programmazione didattica, il docente di Arte Scenica come oggi viene inteso non possa sobbarcarsi la gestione del corso nella sua totalità; si prospetta, quindi, la necessità di affidare le materie che richiedono competenze tecniche particolari - educazione fisica, scherma, danza, trucco, lingue straniere, musical - a insegnanti specializzati e di suddividere le altre fra i docenti della materia come sono attualmente configurati - cantanti, attori, registi - in base alle specifiche competenze individuali.


Precisazioni sul programma dell'esame di licenza di Arte Scenica.

A seguito di numerose richieste di chiarimento che tutti gli anni pervengono al Conservatorio da parte di candidati privatisti, si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni sui punti di dubbia interpretazione del programma ministeriale dell'esame di licenza di Arte Scenica.

Prova n°1
Per poesia di autore moderno si deve intendere una poesia edita di autore italiano o straniero di epoca compresa fra la fine dell'800 e i nostri giorni. Sono ammesse anche poesie di autori classici tradotte da poeti italiani contemporanei (per es. i lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo).

Prova n°3
I testi consigliati, ma non obbligatori, sono:
"Evoluzione storica e stilistica della moda dalle antiche civiltà mediterranee al Rinascimento."
"Evoluzione storica e stilistica della moda dal secolo barocco all'eclettismo degli stili."
I volumi non sono in distribuzione nelle librerie, ma devono essere richiesti direttamente alla casa editrice S. M. C. di Opera (MI).

Prova n°4
E' richiesto al candidato lo studio di cinque libretti d'opera a sua scelta, fra i quali deve essere compreso quello dell'opera da cui è tratto il brano relativo alla prova n°6 (scena d'insieme). Ciò non vale, ovviamente, nel caso in cui il brano relativo alla prova n°6 sia tratto dalla stessa opera in cui è contenuto il brano relativo alla prova n°2 (scena solistica), per la quale il programma ministeriale prevede già espressamente lo studio approfondito del libretto e del personaggio. In particolare, il candidato dovrà dimostrare di avere letto per intero i libretti presentati e di conoscerne gli antecedenti storico-letterari.

Prova n°5
E' richiesto al candidato l'approfondimento di un personaggio, a sua scelta, che sia realmente esistito e rivesta un ruolo importante all'interno di uno o più libretti d'opera. L'esame verterà sull'evoluzione del personaggio dall'antecedente storico al melodramma, attraverso gli eventuali passaggi letterari (per es. Don Carlo come è dipinto dagli storici, come viene reinterpretato da Schiller e come, infine, è visto da Verdi e dai suoi librettisti nelle varie versioni dell'opera omonima).

Prova n°7
Si consiglia di presentarsi all'esame muniti di vocabolario d'italiano e, nel caso di candidati stranieri, di vocabolario dalla lingua straniera all'italiano.